75 anni fa nasceva sulle rive del Lago Migliore, il Circolo Velico più blasonato degli altri.
Nel cuore della piccola Repubblica di Montecolo, nacque la culla di poeti, scrittori, professori, comici, vati e miti ma, soprattutto, di velisti. Patria di piedi marini e ali volanti, ingegneri, disegnatori, teorici, geometri, velai e, ma soprattutto ancora, di velisti: skipper, prodieri, tattici, trimmer, drizzisti ma anche Kambusieri avanti anni luce. 75 anni fa nasceva, per me: “l‘Ateneum Navigandum Sebinus”, per i Montecolesi e per la vela mondiale: nasceva l‘A.N.S.. 75 anni di campioni naturali e di campioni divenuti. Campioni che hanno vinto campionati vestendo maglie nazionali, Coppe di altri continenti e olimpiadi totali: “Mica paglia”.
Settantacinque anni 75 e, il Circolo, li porta bene. Li porta come una barca ben tenuta, certo forse non come uno Straulino tirato a lucido ogni tre per due da qualche baffuto faraone, qualche graffio ce l’ha ma dignità, quella a bracche, ne ha ancora tanta nelle vele ed una memoria dura e secca come un boma sulla coppa in strambata e ricordi che ti schiaffeggiano come il vento sulle ochette di bolina. 75 anni fa quando il lago Migliore era più lago e meno selfie, un gruppo di ardimentosi con probabilmente dei pantaloni arrotolati alle ginocchia e sportine belle piene di ottimismo, decisero di creare un circolo velico nella Repubblica Indipendente di Montecolo, una casa bianca per sede (prima di passare all’attuale), una scrivania, una bandiera per salutare tutti e per far vedere al mondo che loro c’erano.
Le barche erano pesanti come promesse, le vele rattoppate un po’ come la vita, i nodi complicati come un’amicizia ed il vento che arrivava sempre quando voleva lui. Tante stagioni passarono e personaggi a badilate. Da certi comandanti filosofi ad altri comandanti e basta, da quelli che sussurravano alle cime e quelli che impararono il “cimese” pian pianino, a quelli che con le cime poi non parlavano proprio ed aspettano ancora oggi una madrelingua. Sono passati nostromi mondiali: dall’Egeo alle piramidi. Ci sono passati baristi unti, alcuni improvvisati, da chef stellati a vigili paninari, poi sono passati pure quelli antipatici in hawaiana.
75 anni di soci comuni, soci speciali, amici dei soci comuni e amici degli speciali, ospiti degli amici speciali dei soci comuni e amici degli ospiti comuni dei soci speciali fino a raggiungere un “amici di tutti” belli e brutti e un po’ di eczemi e pruriti sulle braccia degli altri soci.
Il Circolo ha visto la sua trasformazione passo a passo come una civiltà dei tempi antichi: prima sempre un bar, poi si vede. Poi arrivò la scuola vela, l’università, l’ospedale, le poste, l’edicola, il PalaBeretta i pali trafficati, i cigni della stipsi, i cipressi solinghi, i professori di matematica, pifferai magici con e senza gli Alverman, i Faraoni, i domatori di Sarneghere e chi dalle Sarneghere ci sta un poco più lontano… ora. Ha visto dei Gandhi, l’innominabile, mischie con piloni e senza, generazioni di multiscafisti, un Dio della tempeste, Argentini ribelli ed Argentine ogni tanto, Moschettieri, Don Chisciotte chiudi classifiche, pullman di Bergamaschi, contabili e dentisti, le majorette di Gussago, opinionisti, tanti teorici, qualche pratico, un guro blasfemo ed uno bestemmiatore, smemorati e direttori vari. Ha visto velisti che si cagavano in mano e velisti che si limitavano a flatulenze a volte innoque ma accompagnate da urla gastroesofagee. Ha visto genti che ridevano sempre, genti che non ridevano mai, quelli che ridevano con gli occhi e quelli che ridevano da soli. Poi c’erano quelli che ridevano il giorno dopo perché, alla fine, era proprio li il divertimento: “il giorno dopo”.
Il tempo ha visto alternarsi schiere urlanti di bambini che imparavano a distinguere la prua dal destino e adulti che ancora ci studiano. Il nostro Circolo ha visto passare regate epiche vinte per un soffio o perse per quel refolo rubato, ha visto e vede ancora regate storiche, regate organizzate con federazioni internazionali, notturne come non ci fosse mai un’alba, regate organizzate con le gambe sotto il tavolo (e regatate nella stessa posizione) ha visto regate nemmeno organizzate eppure sempre arrivate con tanto di classifica. Ha visto cene sociali dove il lago entrava nei racconti, il vino nei bicchieri e tacchini uscivano dai forni come la pasta dalle pentole giganti con la stessa solennità di una cerimonia ufficiale.
Il Lago Migliore che di suo è un signore elegante e volte anche serio,: ascolta, osserva e finge indifferenza. Un po’ si nasconde, forse per proteggersi dalla massa; piccolo, si, ma anche ironico (non come certi fiumi), ha assistito a tutto questo con l’aria di un vecchio saggio che non giudica ma non dimentica, appena può te lo ricorda, a volte calmo come un pensiero buono e a volte increspato come una discussione politica, ha regalato tempeste improvvise, capaci di insegnare l’umiltà meglio di mille manuali di vela, a volte sarcastico alla bresciana o invidioso alla bergamasca ( concedetemela a riprova ). Il Lago Migliore da saggio quale è, ha insegnato al Circolo migliore la lezione fondamentale nella vela: non comandare ma ascoltare, prima di tutto: comunicare. Perché la vela è un’arte gentile: non spinge, accompagna; non urla, suggerisce e comunica, non vaterca né fluisce ma s’ingangia e sempre come se fosse Antani.
Perciò auguri miglior circolo del lago Migliore, che il vento ti sorprenda sempre, che il lago ti contraddica ma con eleganza e che tra le schiere dei Montecolesi ci sia sempre qualcuno pronto a dire: ” Dai, usciamo lo stesso!”. Ricordati che i tuoi 75 non erano un traguardo ma sono una boa che si lascia a sinistra, come in tutte le regate (tranne nelle notturne), si guarda avanti, si cambia bordo e si riparte. L’A.N.S. l’ha imparato: finché c’è vento ( anche un flatulo filifilofice ), c’è una rotta. Se il vento manca, si resta a raccontare. Che poi, a ben vedere, è ancora un altro modo di navigare.
AUGURI A.N.S.
DEMERITO AUSILIO
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